Aset nel blu dipinto di blu del Biscottificio Mattei

di Patrizia Cantini

Aset è stata invitata a una visita molto “dolce” nel regno dei biscotti di Prato, guidata da Elisabetta Pandolfini, una dei quattro fratelli (insieme a lei ci sono anche Francesco, Marcella e Letizia) titolari del celebre biscottificio dal sacchetto blu.

Era il 1858 quando Antonio Mattei fondò il suo forno nel centro di Prato. Era una semplice bottega con un forno a legna che produceva in maniera principale pane, poi pasta fresca e, la domenica, alcuni biscotti. Ma all’inizio non si trattava dei cantuccini come li conosciamo oggi, con le mandorle e i pinoli, ma dei semplici biscotti fatti con pasta di pane, un po’ di zucchero e qualche seme di anice per aromatizzare. I cantuccini alle mandorle sono nati poco dopo, ma la grande intuizione di Antonio Mattei fu quella di portare i propri prodotti dolciari in sacchettini blu (in omaggio al colore dell’allora casa reale) alle varie esposizioni, a partire da quella di Firenze del 1861, per poi andare a Londra, a Parigi…

E’ stato così che il sacchettino blu di Mattei si è fatto conoscere ben oltre i confini di Prato, ed è diventato così celebre che nel 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico ha riconosciuto al “blu Mattei” la registrazione di marchio di impresa. Questo significa che oggi in Italia nessun altro può utilizzare il medesimo pantone come colore unico per confezionare prodotti da forno o di pasticceria.

Antonio Mattei morì nel 1885 e suo figlio Emilio prese il suo posto, ma il destino aveva in mente un progetto diverso per il futuro del biscottificio. Sopra la bottega abitava infatti la signora Italia, alla quale intorno al 1897 venne affidato il piccolo nipote Ernesto Pandolfini, che aveva perso la poco la madre e il cui padre Tommaso non poteva occuparsi da solo del bambino. Fu così che Ernesto, nato a Firenze, si trasferì a Prato, e il forno fu per lui una sorta di seconda casa, dove intorno agli 11 anni iniziò anche a lavorare. Nel 1904 il padre di Ernesto e lo zio Egisto (marito di Italia) rilevarono da Emilio Mattei – che non aveva eredi – l’azienda, che poi nel 1920 diventò di proprietà esclusiva di Ernesto Mattei.

Oggi Elisabetta Pandolfini, le sue sorelle e suo fratello rappresentano la quarta generazione alla conduzione del biscottificio, e la quinta sta già facendo capolino. Il segreto di questi biscotti? “Nessun segreto – ci racconta Elisabetta – e solo 5 semplici ingredienti: farina, uova, zucchero, mandorle e pinoli. E’ il profumo di Prato, e nonostante le difficoltà noi siamo riusciti a rimanere nello stesso luogo di fondazione, ampliandoci ogni volta che se ne è presentata l’occasione. Sarebbe più facile andare in un capannone fuori città, ma noi è qui che vogliamo restare.”

Infatti il profumo di Prato è sempre lì, al numero 20 di via Bettino Ricasoli, e il laboratorio è visitabile il sabato mattina, su prenotazione, da gennaio a giugno. Al termine della visita naturalmente si possono affondare i denti nei croccanti cantuccini e nei più morbidi Brutti Buoni, assaggiare i sorprendenti biscotti di pasta di pane all’anice (che erano i primi cantucci), e infine dedicarsi alla torta mantovana e al filone candito. A Firenze, invece, in via Porta Rossa, è stato inaugurato da poco al primo piano del punto vendita anche un piccolo museo fatto di foto e attestati. E con molta probabilità ne uscirete con un immancabile sacchettino blu.

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