Aset a Lamporecchio per i Brigidini di Lara

Alcuni soci hanno partecipato a una mattinata di scoperta e approfondimento delle più celebri cialde delle feste e delle sagre toscane, accompagnati da una famiglia che porta avanti la tradizione di famiglia proiettandola verso il futuro.

di Patrizia Cantini

Della vera storia dei brigidini di Lamporecchio ben poco sappiamo. Sono citati nei Vocabolari della Lingua Italiana già nella prima metà dell’Ottocento, ma quando e dove esattamente siano nati non è dato sapere. Ma come tutti i piatti – dolci o salati – della tradizione, anche per la nascita dei brigidini c’è una leggenda, collegata a un convento del pistoiese le cui monache erano devote a Santa Brigida. La leggenda narra che nel corso del XVI secolo una suora (una “brigidina”, appunto) addetta alla preparazione e cottura delle ostie un giorno per sbaglio versasse dello zucchero nell’impasto e che per non sprecarlo decidesse di aggiungerci uova e anice, creando dunque la ricetta dei brigidini.

Sottili come le ostie e dall’inconfondibile profumo e aroma di anice, i brigidini in Toscana poi sono diventati i classici dolcetti delle fiere, prodotti dagli ambulanti nella “giostra”, una macchina che appunto girando cuoce i brigidini su piastre roventi. E così nel 1891 li descrive l’Artusi nel suo ricettario La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene: “E’ un dolce o meglio un trastullo speciale alla Toscana ove trovasi a tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme di cialde”.

Se della storia sappiamo poco, è certo che Lamporecchio è e resta la patria dei brigidini. Tuttavia, nel Comune in provincia di Pistoia di laboratori artigianali ne sono rimasti ben pochi, e la gran parte della produzione è in mano a industrie. I Dolci di Lara è uno dei laboratori dove i brigidini – ma anche i croccanti, i biscotti e il berlingozzo, uno dei dolci della tradizione carnascialesca toscana– vengono prodotti in maniera del tutto artigianale, secondo la ricetta degli anni Trenta messa a punto dai nonni di Paolo Bonfanti, marito di Lara che ha dato il nome all’impresa di famiglia. Gli ingredienti sono semplici, mentre le dosi naturalmente restano segrete: farina 0, uova, zucchero ed essenza di anice. L’impasto, piuttosto consistente, resta una notte a riposare e poi viene immesso nella macchina (una originale degli anni Settanta prodotta nelle Officine Bracali di Montecatini) che lo riduce in palline che via via cadono sulle piastre scaldate a 220 gradi. Un “giro di giostra” e il gioco è fatto: una spatola fa cadere i brigidini ancora caldi su un nastro trasportatore ondulato, che dà alle cialde la caratteristica forma arricciata.

I brigidini di Lara e Paolo non sono come tutti gli altri, perché sono molto più fini di quelli che normalmente si trovano in commercio e hanno una fragranza più pronunciata e una persistenza maggiore. In altre parole: irresistibili.

Il laboratorio è stato completamente ristrutturato nel 2022 anche grazie all’ingresso in azienda del figlio Silvio, che ha dato all’attività di famiglia una decisa sterzata verso la modernità: vendita on line e un’ottima comunicazione sui social per mezzo di video e post assai ben fatti. Lara, Paolo e Silvio ci tengono molto a sottolineare come tutta la filiera produttiva sia all’insegna dell’artigianalità: dalla scelta delle materie prime alla produzione all’impacchettamento. Vista la “fragilità” dei brigidini, è stata fatta una particolare attenzione nella scelta della confezione più adatta alla spedizione in modo che possano arrivare alla loro destinazione (in Italia e in Europa) perfettamente integri e pronti a “cantare” sotto i denti.

Infine, le confezioni sono arricchite da timbri apposti a mano singolarmente: per Lara, Paolo e Silvio anche questo fa parte dell’artigianalità.

 

P.S. Una curiosità: i brigidini di Lamporecchio hanno poi dato il nome a quella coccarda piatta di stoffa che si trovava sui cappelli dei servitori in livrea. Ne parla anche Carlo Collodi nella novella Pipi, lo scimmiotto color di rosa: “un cappellino a cilindro, col suo bravo brigidino da una parte, come hanno tutti i camerieri dei grandi signori”. Infine, a Firenze e in Toscana gli oppositori di Mussolini chiamavano per scherno brigidino il distintivo che i fascisti portavano sulla giacca.

 

www.dolcidilara.it

Facebook: Dolci di Lara

Instagram: dolcidilarashop

Articoli correlati

Come il 90% dei siti web, utilizziamo i cookie per aiutarci a migliorare il sito e per darti una migliore esperienza di navigazione. Senza i cookie alcuni elementi del sito non potranno essere attivati. Per maggiori informazioni leggi la nostra Informativa estesa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi