Presentata a Firenze, la quarta etichetta di Brunello dell’azienda di Sant’Angelo in Colle conferma la volontà dei Lisini di mantenere uno stile classico e territoriale, elegante e austero, proprio come recita il nome del nuovo vino
di Patrizia Cantini
Molti sono stati i soci Aset invitati alla presentazione della nuova etichetta di Lisini, una delle storiche aziende di Montalcino. La proprietà si estende per 160 ettari dei quali 27 a vigna nella zona sud di Montalcino, nel comune di Sant’Angelo in Colle, e dunque guarda verso la Val d’Orcia, la Maremma e il Monte Amiata. Le prime vigne risalgono agli anni Venti del secolo scorso, quando Ludovico Lisini, fervente anti fascista, fu costretto a lasciare il suo impiego dirigenziale presso il comune di Firenze e a rifugiarsi nella tenuta di famiglia per evitare purghe e ritorsioni. Il Brunello Lisini è dunque figlio di una storia di resistenza, di capacità di reinventarsi e anche di un grande amore per la terra.
Ludovico scomparve nel 1950 e il suo posto venne preso dalla figlia Elina, che nel 1967 fu tra i fondatori del Consorzio e che fu la prima (e fino a oggi purtroppo anche l’unica) donna a ricoprirne la carica di presidente. Attualmente la cantina è condotta dai nipoti di Elina: Lorenzo, Ludovica e Carlo ai quali si sono uniti i cugini Alessandro, Caterina e Benedetta. Insomma, una vera e propria impresa di famiglia, affiancata dall’enologo interno Alessandro Margioni e dal consulente Paolo Salvi.
Il progetto di dare vita a un nuovo Brunello è nato in conseguenza dell’impianto di due vigne nel 2009 al posto di due seminativi che nel corso degli anni erano stati via via abbandonati per la effettiva difficoltà di raggiungere la zona. Il suolo, ricco di arenaria e solo in parte di argilla, si presentava perfetto per il Sangiovese, ma l’area impervia, posta a 500 metri di altitudine e completamente circondata da un boschi regno di cinghiali e daini avevano creato non pochi dubbi. Una volta vinte le incertezze, i lavori per le nuove vigne sono iniziati nel 2007 per concludersi due anni più tardi con la messa a dimora delle barbatelle.
Nel 2009 non si parlava ancora di emergenza climatica, ma è evidente che la scelta di produrre a quote più elevate si è rivelata vincente anche per contrastare le temperature estive sempre più elevate che in territori come quelli di Montalcino stanno mettendo i produttori a dura prova. Le due nuove vigne per altro sono completamente circondate da boschi, che come è noto riescono ad abbattere la temperatura di qualche grado. Ma i boschi funzionano anche da barriera protettiva contro l’attacco di insetti nocivi per la vite. Insomma, queste vigne in altitudine fin da subito hanno dato soddisfazioni alla famiglia Lisini, che ha poi deciso di utilizzarne le uve per dare vita a una nuova etichetta di Brunello, che va ad affiancarsi alle 3 già presenti in azienda, ossia Brunello, Brunello Riserva e Brunello Ugolaia. Il nuovo vino è nato con la vendemmia 2021 e si chiama Poggio Severo. E “severo” si presenta al naso e al palato, nel senso di vino austero, molto verticale, caratterizzato da una freschezza dovuta all’acidità che ben bilancia l’importante gradazione alcolica (14,5°). Lo stile è quello classico al quale la famiglia è rimasta legata fin dagli inizi, e che prevede per esempio l’utilizzo di sole botti grandi. Come a dire che i Lisini non si sono lasciati trascinare dai “legnosi” anni Novanta e Duemila ma hanno continuato a produrre vini eleganti, equilibrati, espressivi delle uve e del territorio di provenienza. Una scelta che li ha premiati e che li premierà ancora per il neonato Poggio Severo: Ludovico ne sarebbe stato orgoglioso.